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Colostro bovino: il supplemento «ripara-intestino» di moda tra gli influencer del benessere, cosa dice la scienza

31 agosto 2026 · 7 min di lettura

Da un paio d'anni i barattoli di colostro bovino in polvere sono ovunque nei video di chi si occupa di benessere: un cucchiaino nel caffè o nel frullato, con la promessa di «sigillare l'intestino permeabile», sgonfiare la pancia, rinforzare le difese e perfino migliorare la pelle. Costano dai 40 ai 60 euro al mese. Vediamo cosa c'è di reale dietro il fenomeno e cosa no.

Cos'è il colostro

Il colostro è il primo liquido che la ghiandola mammaria produce nelle prime 24-72 ore dopo il parto, prima del latte vero e proprio. Nei bovini è particolarmente denso di anticorpi (immunoglobuline, soprattutto IgG) per un motivo preciso: a differenza di quanto accade nell'essere umano, il vitello non riceve anticorpi dalla madre durante la gestazione attraverso la placenta, quindi deve assumerli tutti dopo la nascita bevendo il colostro (Bigler et al., 2022). Oltre agli anticorpi il colostro contiene lattoferrina, enzimi ad azione antimicrobica come il lisozima, fattori di crescita (IGF-1, EGF, TGF) che stimolano lo sviluppo delle cellule dell'intestino, oligosaccaridi e ormoni (Ganz et al., 2018). Gli integratori in commercio sono colostro bovino essiccato e ridotto in polvere o capsule.

«Intestino permeabile»: di cosa si parla

La barriera intestinale è fatta di tre strati: il muco che riveste la parete, lo strato di cellule tenute insieme dalle cosiddette «giunzioni strette» e un sistema immunitario locale. Quando si parla di «leaky gut» o intestino permeabile si intende un aumento del passaggio di molecole attraverso questa barriera. È utile chiarire due cose. La prima: come sindrome a sé stante, da diagnosticare e curare, l'«intestino permeabile» non è riconosciuto dalla comunità scientifica. La seconda: un certo aumento della permeabilità è reale e misurabile in alcune situazioni di «stress» per l'intestino, come l'esercizio di resistenza molto intenso, l'uso di antinfiammatori (FANS), la gravidanza e alcuni additivi alimentari emulsionanti (Camilleri, 2019). Ma — avverte quella stessa revisione — ridurre un marcatore di permeabilità non equivale a curare una malattia e non è ancora dimostrato che «sigillare» l'intestino migliori l'andamento clinico di disturbi intestinali o generali.

Cosa dicono gli studi sulla permeabilità

Qui il colostro bovino ha qualche dato a favore, ma con limiti importanti. Una meta-analisi del 2024 ha messo insieme dieci studi randomizzati: l'integrazione con colostro ha ridotto in modo statisticamente significativo il rapporto lattulosio/ramnosio nelle urine (un test indiretto di permeabilità), con una differenza media di −0,24 e, in misura minore, il rapporto lattulosio/mannitolo; su un altro marcatore nel sangue (I-FABP) non c'era invece alcuna differenza (Hajihashemi et al., 2024). Due precisazioni pesano su questo risultato. Primo: l'eterogeneità tra gli studi era altissima (indice I² pari al 99%), cioè i singoli lavori davano risultati molto diversi tra loro. Secondo: le popolazioni studiate erano soprattutto atleti con permeabilità aumentata dallo sforzo o pazienti con condizioni specifiche, non persone sedentarie con «pancia gonfia». Una revisione sistematica dedicata agli sportivi arriva a conclusioni simili: l'esercizio vigoroso aumenta la permeabilità e il colostro sembra aiutare a riportarla verso la norma, ma servono studi controllati ben disegnati per confermarlo e per capire dosi e sicurezza a lungo termine (Dziewiecka et al., 2022).

E sulle difese immunitarie?

Il filone più studiato riguarda i sintomi da raffreddamento in chi si allena molto: dopo sforzi intensi e prolungati le difese si abbassano temporaneamente. Una meta-analisi di cinque studi randomizzati su 152 persone, tutte impegnate in allenamento regolare, ha rilevato circa il 44% in meno di giorni con sintomi alle vie respiratorie superiori e il 38% in meno di episodi rispetto al placebo (Jones et al., 2016). È un risultato interessante, ma gli stessi autori segnalano che quattro studi su cinque avevano un rischio di distorsione da moderato ad alto, che i sintomi erano riferiti dai partecipanti stessi e non confermati in laboratorio e che serve uno studio ampio e ben condotto per avere una risposta solida. Una revisione più recente su popolazioni miste conferma un effetto preventivo sulle infezioni respiratorie ma sottolinea di nuovo la forte disomogeneità degli studi e il rischio di distorsione (Guberti et al., 2021).

Cosa non è dimostrato

Le promesse più «social» sono anche quelle senza supporto: non ci sono prove che il colostro bovino faccia dimagrire, «disintossichi», sgonfi la pancia in persone sane, migliori la pelle o dia più energia. Mancano anche dati solidi su sicurezza ed efficacia nell'uso prolungato, l'evidenza negli anziani è scarsa e nei bambini è contraddittoria (Guberti et al., 2021; Dziewiecka et al., 2022).

Sicurezza, costi e praticità

Il colostro bovino è un derivato del latte: contiene proteine del latte e lattosio, quindi è da evitare in caso di allergia alle proteine del latte vaccino e va usato con prudenza da chi è intollerante al lattosio. Nella maggior parte degli studi è risultato ben tollerato, con al più disturbi digestivi lievi. Va ricordato che è un integratore, non un farmaco: la quantità di anticorpi e fattori bioattivi varia molto da un prodotto all'altro e non è garantita. Chi fa sport a livello agonistico dovrebbe inoltre sapere che il colostro contiene IGF-1 e che alcune autorità antidoping ne hanno sconsigliato l'uso per il rischio di contaminazioni. A questo si aggiunge il costo, non trascurabile per un beneficio che, quando c'è, resta modesto.

Cosa portare a casa

Il colostro bovino non è né una truffa né il «riparatore d'intestino» dei video promozionali. Su un marcatore indiretto di permeabilità intestinale e sui sintomi respiratori lievi di chi si allena intensamente ha mostrato effetti piccoli e plausibili, ma su studi eterogenei e spesso di qualità limitata. Per chi ha una pancia gonfia ricorrente, una digestione difficile o infezioni frequenti, la risposta utile non è un barattolo da 50 euro: è capire da dove nasce il disturbo. Se è il tuo caso, è una valutazione da fare sulla tua situazione. Ne parliamo volentieri in studio.

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Fonti

  • Camilleri M. «Leaky gut: mechanisms, measurement and clinical implications in humans». Gut, 68(8), 1516-1526, 2019. doi.org/10.1136/gutjnl-2019-318427
  • Hajihashemi P, Haghighatdoost F, Kassaian N, et al. «Bovine Colostrum in Increased Intestinal Permeability in Healthy Athletes and Patients: A Meta-Analysis of Randomized Clinical Trials». Digestive Diseases and Sciences, 69(4), 1345-1360, 2024. doi.org/10.1007/s10620-023-08219-2
  • Dziewiecka H, Buttar HS, Kasperska A, et al. «A Systematic Review of the Influence of Bovine Colostrum Supplementation on Leaky Gut Syndrome in Athletes: Diagnostic Biomarkers and Future Directions». Nutrients, 14(12), 2512, 2022. doi.org/10.3390/nu14122512
  • Jones AW, March DS, Curtis F, Bridle C. «Bovine colostrum supplementation and upper respiratory symptoms during exercise training: a systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials». BMC Sports Science, Medicine and Rehabilitation, 8, 21, 2016. doi.org/10.1186/s13102-016-0047-8
  • Guberti M, Botti S, Capuzzo MT, et al. «Bovine Colostrum Applications in Sick and Healthy People: A Systematic Review». Nutrients, 13(7), 2194, 2021. doi.org/10.3390/nu13072194
  • Ganz S, Bülte M, Gajewski Z, Wehrend A. «Substances in the bovine colostrum – a survey». Tierärztliche Praxis Ausgabe G, 46(3), 178-189, 2018. doi.org/10.15653/TPG-180144
  • Bigler NA, Bruckmaier RM, Gross JJ. «Implications of placentation type on species-specific colostrum properties in mammals». Journal of Animal Science, 100(12), skac287, 2022. doi.org/10.1093/jas/skac287

Fonti reperite e verificate tramite PubMed e Consensus. Questo articolo ha finalità divulgativa e non sostituisce una consulenza personalizzata.

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