Articoli · Sport e idratazione
Su TikTok non si vede quasi più una borraccia «solo acqua»: c'è sempre una bustina colorata da versare dentro, con la promessa che «l'acqua da sola non idrata davvero» e che il sodio serva sempre, anche per una camminata di 20 minuti. È davvero così, o gli elettroliti servono solo in casi molto più specifici di quanto raccontano gli influencer?
Il trend che avete visto ovunque
Il mercato degli integratori di elettroliti — sodio, potassio, magnesio in polvere o bustine effervescenti — è esploso negli ultimi due anni, trainato da creator fitness e wellness che li versano in ogni bottiglia d'acqua, anche fuori da qualsiasi contesto sportivo intenso. Il claim ricorrente è che l'acqua pura «passi dritta» senza idratare le cellule, e che senza elettroliti aggiunti si vada incontro a crampi, stanchezza e cali di prestazione anche con un'attività fisica leggera o moderata.
Il meccanismo di fondo è reale — sodio e potassio regolano davvero l'equilibrio dei liquidi corporei e si perdono con il sudore — ma la domanda che conta è un'altra: quanto sudore, e quanto sodio, servono perché la reintegrazione con elettroliti faccia davvero la differenza rispetto alla semplice acqua?
Cosa dice davvero la letteratura scientifica
Un lavoro di modellizzazione pubblicato sull'European Journal of Sport Science ha calcolato il reale fabbisogno di sodio degli atleti in diversi scenari (partita di calcio, maratona, ultramaratona di 160 km), incrociando durata dell'esercizio, tasso di sudorazione e quota di liquidi reintegrati. Il risultato: per una partita di calcio o una maratona, la reintegrazione mirata di sodio è risultata sostanzialmente non necessaria, e l'atleta può scegliere la quantità di sodio «a piacere» (season to taste) senza rischi. Solo nell'ultramaratona, con sudorazione elevata (≥40 mmol/L) e reintegrazione di liquidi molto aggressiva (oltre l'80% delle perdite), il sodio mirato diventava effettivamente rilevante (McCubbin, 2022).
Uno studio randomizzato in doppio cieco pubblicato su Nutrients ha invece confrontato, dopo una disidratazione indotta dall'esercizio (circa il 2,6% di perdita di massa corporea in tre sessioni di allenamento a intervalli), una soluzione reidratante orale ricca di sodio, una bevanda sportiva standard e semplice acqua. Nelle prime 3,5 ore di recupero, sia la soluzione reidratante che la bevanda sportiva hanno permesso di trattenere più liquidi rispetto alla sola acqua (rispettivamente 76,9% e 73,9% contro 58,1%), con la soluzione più ricca di sodio più efficace nelle primissime fasi (Ly et al., 2023). Un'ampia revisione, sempre su Nutrients, conferma che le bevande con un contenuto di elettroliti da moderato ad alto (≥45 mmol/L di sodio) possono favorire l'assorbimento intestinale di acqua e il mantenimento del volume plasmatico soprattutto in condizioni di caldo o esercizio molto intenso e prolungato (Pérez-Castillo et al., 2023).
Il punto chiave che questi studi hanno in comune: il beneficio degli elettroliti aggiunti si vede quando c'è già stata una perdita di liquidi e sodio significativa, tipica di sessioni lunghe, intense o al caldo — non nell'uso quotidiano indiscriminato mostrato sui social.
Il rischio opposto, di cui si parla meno: bere troppo
C'è un rovescio della medaglia che il trend ignora quasi sempre: l'iponatriemia da esercizio fisico (EAH), una diluizione pericolosa del sodio nel sangue causata non da carenza di elettroliti, ma soprattutto dall'eccesso di liquidi bevuti oltre il reale bisogno — una bottiglia sorseggiata «per sicurezza» ogni pochi minuti, indipendentemente dalla sete. La Consensus Conference internazionale sull'EAH raccomanda da anni la regola più semplice ed efficace: bere in base alla sete («drink to thirst»), non secondo un volume fisso stabilito a priori (Hew-Butler et al., 2015).
Quanto questa raccomandazione sia ancora poco conosciuta lo mostra un'indagine su oltre 200 maratoneti: l'84% dichiarava di conoscere l'EAH, ma solo il 32% sapeva indicarne un sintomo, e meno del 5% citava «bere in base alla sete» come strategia di prevenzione — con i corridori più lenti e alla prima maratona, quelli che pianificavano di bere più spesso, anche più a rischio (Namineni et al., 2021). Aggiungere elettroliti a un consumo eccessivo di liquidi non risolve il problema di fondo: il rischio nasce dall'eccesso di acqua, non dalla sua composizione.
Cosa ha senso fare, in pratica
Per un allenamento moderato di 45-60 minuti in un clima temperato, l'acqua normale e un'alimentazione quotidiana equilibrata (che già fornisce sodio a sufficienza) restano pienamente adeguate: le bustine di elettroliti, in questo scenario, aggiungono soprattutto gusto e qualche zucchero, non un beneficio fisiologico dimostrato. Il discorso cambia per sessioni lunghe (oltre 90 minuti), ad alta intensità, al caldo, o per chi suda molto e in modo salato: in questi casi una bevanda con elettroliti può davvero aiutare a mantenere idratazione e prestazione. La regola più sicura resta bere in base alla sete, evitando sia la disidratazione sia l'eccesso di liquidi, ed eventualmente valutare con un professionista il proprio tasso di sudorazione se ci si allena a livello agonistico o in condizioni estreme.
Se fate sport in modo continuativo e volete capire se e quando un'integrazione di elettroliti ha davvero senso per il vostro tipo di allenamento, il modo migliore è costruire una strategia sulla base delle vostre sessioni reali, non su un trend visto in un video da 30 secondi. Ne parliamo volentieri in studio.
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Fonti
- McCubbin AJ. «Modelling sodium requirements of athletes across a variety of exercise scenarios – Identifying when to test and target, or season to taste». European Journal of Sport Science, 22(11), 1750-1759, 2022. doi.org/10.1080/17461391.2021.1997436
- Ly NQ, et al. «Post-Exercise Rehydration in Athletes: Effects of Sodium and Carbohydrate in Commercial Hydration Beverages». Nutrients, 15(6), 1372, 2023. doi.org/10.3390/nu15061372
- Pérez-Castillo ÍM, et al. «Compositional Aspects of Beverages Designed to Promote Hydration Before, During, and After Exercise: Concepts Revisited». Nutrients, 15(5), 1160, 2023. doi.org/10.3390/nu15051160
- Hew-Butler T, Rosner MH, Fowkes-Godek S, et al. «Statement of the 3rd International Exercise-Associated Hyponatremia Consensus Development Conference, Carlsbad, California, 2015». British Journal of Sports Medicine, 49(22), 1432-1446, 2015. doi.org/10.1136/bjsports-2015-095004
- Namineni N, Potok OA, Ix JH, Ginsberg C, Negoianu D, Rifkin DE, Garimella PS. «Marathon Runners' Knowledge and Strategies for Hydration». Clinical Journal of Sport Medicine, 32(5), 517-522, 2022. doi.org/10.1097/JSM.0000000000000990
Fonti reperite e verificate tramite PubMed e Consensus. Questo articolo ha finalità divulgativa e non sostituisce una consulenza nutrizionale personalizzata.