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Ozempic e muscoli: quanto se ne perde davvero e come proteggerli

30 settembre 2026 · 7 min di lettura · Dr. Stefano Bianchi

Semaglutide e tirzepatide, conosciuti soprattutto con i nomi commerciali Ozempic, Wegovy e Mounjaro, sono diventati i farmaci più discussi del momento: sui social si moltiplicano i racconti di chili persi in pochi mesi. Accanto all'entusiasmo però circola un timore sempre più diffuso, riassunto in una frase: «con queste punture perdi il muscolo, non il grasso». Una nuova meta-analisi pubblicata quest'anno ha provato a misurare quanto c'è di vero. La risposta è più sfumata di entrambe le versioni che si leggono in rete.

Come funzionano, in breve

Il GLP-1 è un ormone prodotto dall'intestino dopo il pasto. Segnala al cervello la sazietà, rallenta lo svuotamento dello stomaco e aiuta il pancreas a rilasciare insulina. I farmaci di questa famiglia imitano l'ormone naturale ma restano in circolo molto più a lungo: il risultato è che si mangia meno, spesso molto meno, senza la fame feroce delle diete drastiche. Tirzepatide aggiunge l'azione su un secondo ormone intestinale, il GIP.

L'efficacia è reale. Nello studio STEP 1, quasi 2000 adulti con obesità o sovrappeso trattati per 68 settimane con semaglutide settimanale, insieme a indicazioni su dieta e attività fisica, hanno perso in media il 14,9% del peso corporeo contro il 2,4% del gruppo placebo: circa 15 chili a testa (Wilding et al., 2021).

Quanto di quel peso è muscolo?

Qui entra in gioco la composizione corporea. Quando si dimagrisce non si perde solo grasso: una parte del peso perso è sempre «massa magra», cioè tutto ciò che non è tessuto adiposo. La meta-analisi di Eisa e Barood, pubblicata a marzo 2026 su Diabetes, Obesity and Metabolism, ha raccolto 20 studi randomizzati con oltre 15.000 partecipanti in cui la composizione corporea era misurata con metodi affidabili come la densitometria (DEXA) o la risonanza magnetica. La massa magra rappresentava in media il 35% del peso perso con semaglutide, il 25% con tirzepatide e il 27% con liraglutide.

Il dato più interessante però è un altro: con le sole modifiche dello stile di vita, cioè dieta e movimento senza farmaci, la quota di massa magra persa era del tutto simile (26%). Non c'è quindi un effetto «mangia muscoli» specifico del farmaco: è il dimagrimento in sé, soprattutto quando è rapido e abbondante, a portarsi via anche tessuto magro. Il farmaco semplicemente fa perdere molto più peso e quindi più chili in assoluto.

Una revisione pubblicata su Diabetes Care stima che con questi farmaci si possano perdere circa 6 chili di massa magra, intorno al 10%, una quantità paragonabile a quella che l'invecchiamento sottrae in un decennio o più (Locatelli et al., 2024).

Massa magra non vuol dire solo muscolo

La massa magra misurata dalla DEXA comprende i muscoli, ma anche acqua, organi interni e tessuto connettivo. Quando si perdono molti chili il corpo ha meno peso da sostenere, il fegato si libera del grasso in eccesso e cambia il contenuto d'acqua dei tessuti: tutto questo compare come «massa magra persa» senza essere muscolo scheletrico. Una revisione su Current Opinion in Clinical Nutrition and Metabolic Care sottolinea proprio questa distinzione e ricorda che fino al 40% del peso perso può provenire dalla massa magra, ma che la quota di muscolo vero è inferiore e ancora poco studiata (Chavez et al., 2025).

Detto questo, la perdita muscolare esiste e conta: il muscolo è il principale consumatore di glucosio del corpo, sostiene il metabolismo a riposo e, con l'avanzare dell'età, fa la differenza tra autonomia e fragilità. Il rischio maggiore riguarda anziani e persone già poco muscolose, esposte alla sarcopenia, cioè la perdita patologica di forza e massa muscolare.

Un po' di biochimica: perché il muscolo si consuma

Il muscolo non è un magazzino statico. Ogni giorno le sue proteine vengono in parte smontate (proteolisi) e ricostruite (sintesi proteica). In deficit calorico l'organismo riduce la sintesi, perché costruire proteine costa energia, mentre la demolizione prosegue. Due segnali spingono nella direzione opposta: gli aminoacidi introdotti con le proteine alimentari, in particolare la leucina, e la tensione meccanica generata dal lavoro contro resistenza. Entrambi attivano una via di segnalazione cellulare chiamata mTOR, una sorta di interruttore che dà al muscolo l'ordine di costruire.

Il problema pratico di chi usa questi farmaci è proprio qui: l'appetito ridotto spesso taglia in modo sproporzionato gli alimenti proteici, più sazianti e impegnativi da mangiare, e molte persone smettono di muoversi perché si sentono stanche o nauseate. Una revisione su Obesity Pillars osserva che molti pazienti in terapia non ricevono indicazioni nutrizionali adeguate (Fitch et al., 2025).

Cosa si può fare, secondo le prove

La stessa meta-analisi del 2026 offre il dato più incoraggiante: quando lo stile di vita includeva l'allenamento con i pesi, la quota di massa magra persa scendeva al 17,5%, il valore migliore fra tutti gli approcci considerati. La revisione di Locatelli ricorda che programmi di allenamento contro resistenza supervisionati e della durata di oltre 10 settimane possono aumentare la massa magra di circa 3 chili e la forza di circa il 25%.

Le indicazioni pratiche condivise dalle revisioni sono tre (Mechanick et al., 2024): un apporto proteico adeguato e distribuito nei pasti, con alimenti di buona qualità; allenamento contro resistenza due o tre volte a settimana, anche a corpo libero o con gli elastici; controllo periodico della composizione corporea, non solo del peso sulla bilancia.

Serve onestà sui limiti: le prove dirette che proteine e pesi proteggano il muscolo proprio durante la terapia con questi farmaci sono ancora poche e non sempre concordi. È in corso in Kuwait uno studio randomizzato, LEAN-PREP, che su 232 adulti in terapia confronterà per sei mesi allenamento, proteine (circa 1,6 grammi per chilo di peso al giorno), entrambi o nessuno dei due (Alawadhi et al., 2026).

In sintesi

Questi farmaci non «mangiano i muscoli» più di qualunque altro dimagrimento importante, ma proprio perché fanno perdere tanto peso in poco tempo rendono indispensabile proteggere il muscolo. Vanno sempre prescritti e seguiti dal medico. Il lavoro del nutrizionista è accompagnare la terapia perché ogni chilo perso sia il più possibile grasso: pasti piccoli ma ricchi di proteine, alimentazione completa nonostante il poco appetito e un piano di movimento sostenibile. Se sei in terapia o stai per iniziarla, possiamo costruire insieme il percorso in studio.

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Fonti

  • Wilding JPH, Batterham RL, Calanna S, et al. «Once-Weekly Semaglutide in Adults with Overweight or Obesity». New England Journal of Medicine, 384(11), 989-1002, 2021. doi.org/10.1056/NEJMoa2032183
  • Eisa N, Barood O. «Lean Mass Changes With Incretin Therapy Versus Lifestyle Intervention: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomised Controlled Trials». Diabetes, Obesity and Metabolism, 28(6), 4818-4827, 2026. doi.org/10.1111/dom.70666
  • Locatelli JC, Costa JG, Haynes A, et al. «Incretin-Based Weight Loss Pharmacotherapy: Can Resistance Exercise Optimize Changes in Body Composition?». Diabetes Care, 47(10), 1718-1730, 2024. doi.org/10.2337/dci23-0100
  • Chavez AM, Carrasco Barria R, León-Sanz M. «Nutrition support whilst on glucagon-like peptide-1 based therapy. Is it necessary?». Current Opinion in Clinical Nutrition and Metabolic Care, 28(4), 351-357, 2025. doi.org/10.1097/MCO.0000000000001130
  • Fitch A, Gigliotti L, Bays HE. «Application of nutrition interventions with GLP-1 based therapies: A narrative review of the challenges and solutions». Obesity Pillars, 16, 100205, 2025. doi.org/10.1016/j.obpill.2025.100205
  • Mechanick JI, Butsch WS, Christensen SM, et al. «Strategies for minimizing muscle loss during use of incretin-mimetic drugs for treatment of obesity». Obesity Reviews, 26(1), e13841, 2024. doi.org/10.1111/obr.13841
  • Alawadhi AA, Alroudhan D, Alsaeed DJ, et al. «LEAN mass Preservation with Resistance Exercise and Protein during semaglutide and tirzepatide therapy (LEAN-PREP study): a protocol for a randomised controlled trial». BMJ Open, 16(4), e116911, 2026. doi.org/10.1136/bmjopen-2026-116911

Fonti reperite e verificate tramite PubMed. Questo articolo ha finalità divulgativa e non sostituisce una consulenza medica o nutrizionale personalizzata.

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