Articoli · Micoterapia e gestione dello stress

Reishi (Ganoderma lucidum): il fungo «della calma» che sta spopolando online, cosa dice davvero la scienza

17 settembre 2026 · 7 min di lettura

Dopo il lion's mane per la nebbia mentale e il cordyceps per il fiato in allenamento, il terzo fungo funzionale a conquistare caffè, cioccolate calde e capsule del benessere è il reishi (Ganoderma lucidum), venduto come «fungo della calma» capace di abbassare il cortisolo e migliorare il sonno. In Cina viene chiamato da secoli lingzhi, il «fungo dell'immortalità», ma la domanda che conta oggi è un'altra: cosa dicono davvero gli studi randomizzati, non la tradizione?

Cos'è e perché se ne parla tanto

Il reishi contiene due classi di composti bioattivi principali: i polisaccaridi (in particolare i beta-glucani), noti per un'azione di modulazione del sistema immunitario, e i triterpenoidi (acidi ganoderici e composti affini), a cui viene attribuita gran parte dell'effetto ansiolitico e sedativo osservato nei modelli sperimentali. È proprio questa seconda famiglia di molecole a spiegare perché il reishi venga oggi presentato come un adattogeno per lo stress cronico, insieme ad ashwagandha e magnesio glicinato, di cui abbiamo già parlato su questo blog.

Il meccanismo: cosa succede nell'asse dello stress

Una revisione critica pubblicata su Phytotherapy Research nel 2021 ha passato in rassegna la letteratura preclinica e clinica sul reishi, confermando un potenziale d'azione su ansia, sedazione e depressione, ma sottolineando che «la maggior parte degli studi è preclinica» e che restano necessari dati clinici di qualità per confermarne l'efficacia nell'uomo (Ahmad et al., 2021, DOI: 10.1002/ptr.7215). Un esempio concreto di questa evidenza preclinica è uno studio del 2021 su topi pubblicato su Scientific Reports: un estratto di micelio di G. lucidum ha aumentato i livelli di serotonina nell'ipotalamo e favorito il sonno, ma solo attraverso un percorso dipendente dal microbiota intestinale — l'effetto scompariva se i batteri intestinali venivano eliminati con antibiotici (Yao et al., 2021, DOI: 10.1038/s41598-021-92913-6). È un meccanismo affascinante e plausibile, ma va detto con chiarezza: è uno studio sui topi, non una prova diretta che lo stesso accada nell'uomo.

Le prove sull'uomo

Sul fronte umano, uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo condotto su 78 studentesse universitarie in India ha testato il reishi puro (non in miscela) a dosaggi di 500 mg e 1000 mg al giorno per 30 giorni. Nel gruppo che assumeva 1000 mg/die sono migliorati in modo significativo i punteggi di ansia, depressione, vitalità e benessere psicologico, insieme a parametri di fitness cardiovascolare come il VO2max (Mitra et al., 2024, DOI: 10.1615/IntJMedMushrooms.2024055300). Un secondo trial randomizzato, pubblicato nel 2026 su Brain and Behavior su 50 partecipanti seguiti per 12 settimane, ha testato però non il reishi da solo ma una miscela commerciale di funghi adattogeni (Restake): i risultati mostrano riduzioni statisticamente significative del cortisolo sierico e dell'ACTH (l'ormone ipofisario che stimola la produzione di cortisolo), oltre a miglioramenti su ansia, fatica e qualità del sonno misurata con il Pittsburgh Sleep Quality Index (Hisamuddin et al., 2026, DOI: 10.1002/brb3.71193).

Il limite che i social non raccontano

C'è un dettaglio importante che le confezioni di reishi in polvere raramente spiegano: la maggior parte degli studi umani con risultati positivi sul cortisolo, incluso quello appena citato, ha testato miscele di più funghi funzionali insieme, non il reishi isolato. Una revisione del 2022 su Foods, che ha confrontato lion's mane, cordyceps e reishi come possibile supporto nella depressione, definisce i risultati clinici specifici sul reishi «equivoci», cioè contrastanti da uno studio all'altro, a differenza del lion's mane per cui l'evidenza sul benessere soggettivo appare più coerente (Fijałkowska et al., 2022, DOI: 10.3390/foods11101489). In pratica: l'unico trial con reishi puro che abbiamo (quello indiano) ha misurato questionari psicologici, non il cortisolo nel sangue; lo studio che ha misurato davvero un calo del cortisolo ha usato una miscela di funghi, non il reishi da solo. Non possiamo quindi attribuire con certezza l'effetto anti-cortisolo al solo reishi.

Cosa fare davvero

Il reishi ha una base scientifica reale e un meccanismo d'azione plausibile sull'asse dello stress, ma l'evidenza clinica specifica sull'uomo è ancora limitata, spesso condotta con miscele di più funghi anziché con reishi isolato, e con campioni piccoli. Chi lo assume lo fa in genere in un contesto di supporto più ampio alla gestione dello stress, non come sostituto di un intervento su sonno, attività fisica e alimentazione. Va evitato in gravidanza e allattamento, e va usato con cautela da chi assume anticoagulanti o farmaci immunosoppressori, per un possibile effetto sulla coagulazione e sul sistema immunitario: meglio parlarne con il proprio medico prima di iniziare, soprattutto in presenza di terapie in corso.

Se lo stress cronico è un problema che vi riguarda da vicino, un integratore può essere un supporto, ma raramente basta da solo. Possiamo valutarlo insieme in uno dei nostri percorsi.

Prenota una visita Altri articoli →

Chiama WhatsApp