Articoli · Integrazione e difese immunitarie
Con i primi freddi tornano i raffreddori e con loro le pastiglie di zinco da sciogliere in bocca, i "booster" per le difese e i consigli che girano sui social. Funzionano davvero? La revisione Cochrane più recente, pubblicata nel 2024, ha messo in fila 34 studi e la risposta è più sfumata di quanto prometta qualsiasi confezione.
Perché si parla di zinco
Lo zinco è un minerale essenziale: serve a decine di enzimi e al normale funzionamento delle cellule del sistema immunitario. Una carenza indebolisce le difese: su questo c’è accordo. L'ipotesi dell'integratore va però oltre: si ipotizza che dosi elevate, assunte in forma di pastiglia che si scioglie in bocca, possano ostacolare il virus del raffreddore proprio dove si moltiplica, cioè nelle vie aeree superiori. È un'ipotesi plausibile, ma plausibile non vuol dire dimostrata.
Cosa ha trovato la revisione Cochrane
Nault e colleghi (Cochrane Database of Systematic Reviews, 2024) hanno incluso 34 studi randomizzati con placebo per un totale di 8526 partecipanti, tra adulti e bambini: 15 studi sulla prevenzione e 19 sul trattamento. Quasi la metà usava pastiglie da sciogliere in bocca, in prevalenza a base di zinco gluconato, con dosi giornaliere molto diverse, da 45 a 276 mg.
Sul fronte della prevenzione il risultato è deludente: chi prendeva zinco ha avuto un rischio di raffreddore appena inferiore al placebo (rapporto di rischio 0,93) ma l'intervallo di confidenza comprendeva l'assenza di effetto (da 0,85 a 1,01). Anche la durata dei raffreddori comparsi nonostante l'integratore è cambiata poco (meno 0,63 giorni, di nuovo con un intervallo che includeva lo zero). Gli autori parlano di prove di certezza bassa o moderata: tradotto, lo zinco assunto di routine non sembra proteggere in modo apprezzabile.
E quando il raffreddore è già arrivato?
Qui qualcosa emerge. Negli 8 studi di trattamento con dati utilizzabili (972 partecipanti) lo zinco avrebbe ridotto la durata del raffreddore di circa 2,4 giorni in media, con un intervallo di confidenza ampio, da 0,5 a 4,2 giorni. Il punto debole è l'enorme eterogeneità: gli studi sono molto diversi tra loro per prodotto, dose e momento di inizio e per questo la certezza dell'evidenza è giudicata bassa. Sulla gravità dei sintomi, invece, non si osserva un miglioramento chiaro.
Il prezzo da pagare: gli effetti indesiderati
Quando lo zinco viene usato per curare il raffreddore, gli eventi avversi non gravi risultano probabilmente più frequenti (rischio relativo 1,34, con certezza moderata, su 16 studi e 2084 persone). Tra quelli considerati dagli studi ci sono sapore sgradevole, perdita temporanea dell'olfatto, nausea, crampi addominali e diarrea. Per gli eventi gravi i dati sono pochi e non permettono conclusioni sicure. Un'altra revisione rapida (Arentz e colleghi, 2020), nata durante la pandemia, ricorda inoltre che anziani e persone con malattie croniche hanno più spesso livelli di zinco insufficienti: in questi gruppi ha più senso valutare lo stato di partenza che improvvisare un integratore.
Cosa farne in pratica
Per chi è in salute e si alimenta in modo vario, non esistono prove che prendere zinco tutto l'inverno eviti i raffreddori. Le fonti alimentari restano la base: carne, pesce e frutti di mare, uova, latticini, legumi e semi di zucca, cereali integrali. Se si vuole provare una pastiglia all'inizio dei sintomi, va tenuto presente che il possibile beneficio è di uno o due giorni, non garantito, mentre il fastidio è un’eventualità concreta. Chi assume farmaci, è in gravidanza o ha patologie dovrebbe confrontarsi con il medico o con il nutrizionista prima di assumere integratori, soprattutto a dosi alte e per periodi lunghi. Sonno, movimento regolare e un'alimentazione completa restano, finora, gli alleati meglio documentati delle difese.
I limiti delle prove
La stessa revisione sottolinea che la maggior parte degli studi ha un rischio di errore sistematico poco chiaro o alto, con forme, dosi e durate molto diverse. Molti lavori sono stati condotti negli Stati Uniti e le conclusioni non si trasferiscono per forza a ogni popolazione. Mancano studi grandi e ben progettati che confrontino una forma e una dose precise, iniziate subito all'esordio dei sintomi. Fino ad allora la lettura onesta è questa: lo zinco non è un preventivo dimostrato e potrebbe accorciare un po' il raffreddore in corso, a costo di qualche disturbo.
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Fonti reperite e verificate tramite PubMed: Nault D. et al., Cochrane Database of Systematic Reviews 2024, 5:CD014914, doi 10.1002/14651858.CD014914.pub2; Arentz S. et al., Advances in Integrative Medicine 2020, 7(4):252-260, doi 10.1016/j.aimed.2020.07.009. Questo articolo ha finalità divulgativa e non sostituisce una consulenza personalizzata.